Maggio 2026
Quando un velista nostrano,
quelli che la domenica ...., vede una barca italiana volare sull'acqua con il tricolore in testa d'albero, gli fa l'effetto dello spritz sbarazzino che si gondola sulle onde sonore del Verdi di Va' pensiero accucciandosi nel sogno di un Paese in cui – ogni tanto, per sbaglio – viene bene ancora qualcosa.
Il tender di Luna Rossa al Molo Ichnusa di Cagliari, maggio 2026. Sulla fiancata, ben visibile, il logo del primo sponsor. Sullo sfondo, l'Eurocargo Cagliari. (foto Diego Gelmini)
Ieri sera, alle sette in punto, al Politecnico di Milano, nella Bovisa dove la Galleria del Vento dell'edificio B19 erutta dal nulla i foil che fanno volare l'AC75, è andato in scena il raduno casereccio della famiglia di Luna Rossa Prada Pirelli Team. C'erano gli ingegneri con il maglioncino blu, i velisti con l'abbronzatura di Cagliari, gli sponsor con il taccuino, e – ospite d'onore –
Giulio Bertelli, figlio di Patrizio e Miuccia, oggi alla cabina di regia del sindacato.
Giulio Bertelli risponde alle domande della sala al Politecnico di Milano, sera del 26 maggio 2026. (foto Diego Gelmini)
Alla domanda – fatta in sala con il garbo di chi non vuole guastare la festa, ma con il pungolo di chi la festa la vorrebbe più trasparente – su che cosa pensasse dell'arrivo della Cina in Coppa America
grazie anche alla Pirelli di Sinochem, Bertelli ha risposto da Bertelli, cioè da chi nella vela ci nuota da sempre.
"Per la parte tecnologica – ha detto, sul filo del sorriso – il 70 per cento dei fornitori delle squadre veliche, di tutte le squadre veliche, è italiano." Pausa.
"E in Coppa America la Cina arriverà, è naturale: arriveranno con la loro tecnologia, e ci sarà da divertirsi, non sono contrario" .
Segnalo sommessamente per gli abbronzati che arrivano dalla festa di Cagliari di domenica scorsa, che gli AC40 le barchette da 12 metri che ci fanno divertire sono gia state tutte prodotte in Cina e - guarda caso - danni non ne hanno avuti, neanche dopo le
scuffiate. Ma la Cina è gia dentro la coppa America, rintanata nel portafoglio di chi paga le nostre barche, si chiamano azionisti.
Diciannove anni fa gia scrivevo in
Vela... racconto!, era l'aprile del 2007 – che la Luna Rossa di Valencia era in barca con
Bazoli del San Paolo e con la Telecom dei
Colaninno della prima ora, e che era curioso vedere la finanza cattolica salire in coperta con i pellettieri "no global" di Miuccia Prada. Diciannove anni dopo,
vivaddio, la faccenda è drammaticamente peggiorata. Allora era Bazoli con D'Alema; oggi è Xi Jinping con Bertelli, e in mezzo ci nuotano i nostri risparmi il nostro futuro e persino le barchette che applaudiamo nello splendido Golfo degli Angeli di Cagliari.
Il secondo sponsor – quello che alla barca presta il cognome dal 2018 – è la Pirelli della Bicocca, che dal 2015 è in mani che con Milano c'entrano quanto un fenicottero col bosco padano. Prima ChemChina, poi – dopo la fusione del 2021 – la Sinochem, holding di Stato della Repubblica Popolare Cinese. Il veicolo lussemburghese che la tiene in pugno ha un nome che è già una beffa spaziale:
Marco Polo International Italy.
Avete capito bene, i mandarini di Pechino siedono nel consiglio di amministrazione del pneumatico nazionale, e ne tengono "solo" 34,1 per cento, ossia il timone della barca. Marco Tronchetti Provera, l'amministratore-totem gia rampollo di Cuccia, possiede il 25,3 attraverso Camfin. La proprietà dell'azienda simbolo dell'industria milanese del Novecento, oggi, è cinese. È un dato, non un'opinione: lo dice il libro soci.
Il governo Meloni, l'11 aprile scorso, ha esercitato per la terza volta il
Golden Power sulla Bicocca: tre consiglieri al massimo a Sinochem, nessuna carica apicale, divieto assoluto di trasferire a Pechino i dati del CyberTyre – quel pneumatico parlante che misura la strada, geolocalizza il veicolo, legge l'infrastruttura. L'America di Trump, da marzo, ha messo in chiaro: tecnologia cinese sulle auto connesse, dentro i confini USA non entra. E la Bicocca, dagli USA, incassa il venti per cento del fatturato. Tronchetti, con tempismo coreografico, ha cominciato a sconfessare i suoi cinesi per ridiventare
amerikano. Dai, è uno bello scenario moderno, entusiasmante!
Il primo sponsor è invece la Prada di Patrizio Bertelli, padre di Giulio. La Prada è italianissima per ragione sociale, per stilismo, per la fila ordinata davanti al negozio di Via Spiga. Ma è – strutturalmente, contabilmente,
finanziariamente – un'azienda quotata a Hong Kong dal giugno del 2011, con una raccolta di IPO da 2,14 miliardi di dollari, la più grossa di quell'anno sulla piazza cinese. Cento milioni l'anno di investimenti in fabbriche e negozi cinesi, ricavi Asia a 1,6 miliardi nel 2024, consolidato 2025 a 5,72 miliardi con un più 17 per cento. A dicembre scorso, per chi non avesse capito la direzione del binocolo, Prada ha comprato
Versace da Capri Holdings per 1,25 miliardi, dove nel 2024 si è concentrato il 40 per cento delle nuove aperture globali del settore.
Tirate le somme. La barca che ieri sera al Politecnico abbiamo applaudito ha il primo sponsor quotato a Hong Kong, AD che chiama "democrazia organizzata" il regime cinese, e che ha appena piazzato Versace sul mercato di Pechino. E ha il secondo sponsor controllato al 34 per cento da una holding del governo cinese, salvato dall'ostracismo USA solo dal
Golden Power di un governo italiano che gli mura le porte a colpi di decreti. La Luna Rossa che ci scalda i salotti in tv è anche, e in buona misura,
Luna Lanterna Rossa.
Diego Gelmini